Delitto al buio

I

« Daisy, Daisy!» mi chiamava la mia migliore amica, Mary. Stavamo giocando a nascondino e (come al solito) metteva in atto la sua tattica segreta. Segreta per modo di dire, dato che consiste nel chiamare l’avversario affinché egli sbotti e chieda “CHE C’È?”, in questo modo Mary può capire dove si trova la persona nascosta a seconda della provenienza della sua voce.

Sinceramente a chiunque poteva sembrare una tattica ingegnosa, ma per noi era un gioco da ragazze, dato che eravamo delle investigatrici. Infatti, avevamo fondato una Società Investigativa (D&M) che comprendeva soltanto me e Mary. Si poteva rivelare la sua esistenza soltanto a chi si meritava davvero di entrare a farne parte.

Dopo qualche minuto di silenzio, sono andata il più velocemente e silenziosamente possibile a fare bomba. Mary era un po’ seccata per il fallimento della sua tattica, tuttavia doveva anche aspettarsi che non le avrei risposto. «Che bello, Daisy, abbiamo due mesi di relax prima che inizi la scuola!» mi diceva mentre stavamo tornando verso casa mia per stare tutto il giorno insieme. Passando davanti all’edicola “News News!” non abbiamo fatto a meno di notare che davanti al negozio era posizionato un enorme cartello bianco, con una scritta che risaltava su tutti i titoli delle settimane enigmistiche con su scritto:

”MORTA CHARLOTTE SHIRLEY STANOTTE ALLE 2:36. LE AUTORITÀ ANNUNCIANO: «SI TRATTA DI UN SUICIDIO». INDAGINI CONCLUSE”.

Più in basso, la foto di una donna. A quanto pare Mary aveva letto nella mia mente perché, appena finito di leggere per la quinta volta la parola “SHIRLEY” e contemplata la foto, ha detto con un tono di voce basso abbastanza da farsi sentire soltanto da me : «Porca miseria, Daisy! Quella donna aveva il tuo stesso cognome; e per giunta vi somigliate come due gocce d’acqua! Secondo me c’è qualcosa che puzza dietro tutto questo!» 

Lo pensavo anche io. «WATSON, ABBIAMO UN CASO!» abbiamo esclamato all’unisono. Ed è così che abbiamo iniziato le nostre indagini.

II

Così siamo andate ai manifesti mortuari ed abbiamo visto che la signora Shirley era una ricca sfondata ed aveva una vita bellissima e di lusso. «Perché mai avrebbe dovuto suicidarsi?» ci siamo chieste reciprocamente all‘unisono io e Mary. Questo è il primo caso di cui si occupa la D&M, oltre alla sparizione di una cravatta e di una ciambella con la glassa al cioccolato. Abbiamo visto dove viveva la vittima (numero 12 di Staggia Street in Poggicity). Annotate tutte queste informazioni nel mio Block Notes di Italia Spurghi ci siamo dirette verso la casa di Charlotte e durante il viaggio Mary ha annunciato: «Una cosa è certa» ed io ho concluso la frase per lei :«Già, questo è un omicidio».

«Ed eccoci qua» ho detto davanti al cancello della vittima. «Sei sicura che sia questa la casa della vittima? Mi sembra un po’ troppo lussuosa, ti pare?» mi ha chiesto Mary. «Certo che sì, insomma, l’indirizzo è quello giusto e lei era più ricca di Paperon de’ Paperoni!».

«Beh» ho continuato dopo una lunga pausa spesa nell’ osservare la casa «vogliamo entrare prima di domani o vogliamo fare i signori che guardano i cantieri?». Mary ha annuito, un po’entusiasta ed un po’ impaurita. Anch’io mi sentivo così. Mi sono sfilata una forcina dai capelli e l’ho infilata nella serratura dell’enorme cancello nella speranza di aprirlo: «Grrr! Perché nei film dopo un attimo si aprono tutte le porte, invece qua no??><Da’ qua!>mi ha detto Mery con la voce soffocate dalle risate per la situazione. Dopo un attimo in “CLICK”, ed il cancello aperto. Lei era tutta compiaciuta, io invece ero un po’ seccata per non esserci riuscita al posto suo. <Mia cara Daisy > mi ha detto dandomi una pacca sulla schiena < A volte i video di Youtube su come aprire le serrature non sono del tutto inutili> ed è soffocata in un’altra risata. Stavolta anch’io sono scoppiata a ridere.

Dopo esserci calmate, ci siamo avviate verso il portone principale il più cautamente possibile. Il giardino era enorme e c’era anche una piscina ed una vasca idromassaggio. Più che vedevo gli oggetti costosi e più che mi convincevo che questa Charlotte non fosse mia parente o che magari fosse stata una ladra molto furba. <Vuoi…?>Mary mi stava porgendo la forcina. « No, aprila te, magari ci metti un quarto d’ora in meno di me…> l’ho interrotta anticipando la risposta. Un altro “CLICK” e poi un lungo e sonoro cigolio “CREEEEEEEEK”.

III

Tutte le finestre erano chiuse; porte e portefinestre idem. Abbiamo acceso le luci.

Siamo state un’ora a rovistare tra tutti i mobili, cassetti, stanze e nello sgabuzzino in cerca di ogni minimo dettaglio che avrebbe potuto rivelarsi un buon indizio sulla vita che conduceva Charlotte Shirley. Sono entrata nella camera da letto di Charlotte (l’ho riconosciuta come camera sua perché su una targhetta d’oro appesa alla porta era scritto:”Charlotte Shirley)”. C’era una fotografia su un comodino scattata alla vittima vestita da sposa davanti ad un altare; accanto alla donna c’era un uomo vestito da sposo. Entrambi erano felici come una Pasqua. Dietro la foto c’era una scritta:”Riposa in Pace, marito mio”.

Ho notato che su un cuscino del letto matrimoniale era appoggiata una foto dell’ex marito della signora Shirley. Tutto questo significava che Charlotte era vedova e le autorità avevano pensato che Charlotte si fosse suicidata per la mancanza del suo defunto marito. Ho chiamato Mar,y che si trovava in bagno, e le ho illustrato i miei sospetti. Fortunatamente lei era d’accordo con me sul fatto che le autorità avessero pensato a questo. Ma noi non la pensavamo così. Sospettavamo che fosse un omicidio ed i nostri sospetti sono quasi sempre (se non sempre) corretti. Ho visto una lettera un po’ spiegazzata quasi nascosta sotto il letto. Era circondata da qualche macchietta di un liquido rosso.

Sangue.

L’ho subito presa e sul retro c’era scritto:”Per Daisy Shirley”.<OH MIO DIO, MARYY!! AVEVI RAGIONE! SONO SUA PARENTE!!> Mary venne di corsa anche se si trovava a pochi metri di distanza da me, quando stava rovistando in un altro cassetto.<Miseriaccia, Daisy! Non ci posso credere! Avanti, apri quella lettera, forza!>.Ho aperto la lettera con mani tremanti e ci siamo messe entrambe a leggerla con moltissima attenzione.

IV

“Cara Daisy,” iniziava la lettera, e poi proseguiva”sicuramente quando leggerai questa lettera sarò già morta, ma adesso ti chiederai perché nessuno ti abbia mai parlato di me e della nostra parentela. Io forse ho la risposta alla domanda.  Beh, in vita mia la maggior parte delle persone che mi conoscevano erano mie rivali o comunque persone che mi odiavano.  “Rivali” per modo di dire perché io sono semplicemente stata ricca e queste persone, invece, cercavano sempre di derubarmi o, in qualche modo, di estorcere il MIO denaro da ME.  Tutto era causato quindi dalla mia ricchezza. Tutti invidiosi. E, soprattutto, tutti affamati dal mio denaro. Provarono a ricattarmi, una volta, prendendo mio marito come ostaggio. E ci riuscirono. Ed io pagai. Pagai. Pagai. E pagai ancora. Ma mio marito non arrivò più. Non tornò più a casa. 

Venne ammazzato lo stesso da questi criminali per mancanza di pietà. E perché avevano paura che li denunciassi. Dovevo considerarlo un avvertimento. Ma io non mi feci intimorire. Non volevo dare loro alcuna “soddisfazione”; per cui li denunciai lo stesso.  Almeno quel caso venne risolto dalle autorità. Ma io non so se riusciranno a risolvere anche il mio. Adesso quei criminali avranno DUE motivi per uccidermi: denaro e denuncia. Per favore, aiuta le autorità e fai capire loro la soluzione del caso. Molti di quei criminali non sono stati accusati e sono ancora in giro a fare la bella vita.

Ho fiducia in te,Daisy.

Ti lascio l’eredità: magari potrà aiutarti a risolvere il caso. Ho scelto te perché mi sembri l’unica ad avere la forza di aiutarmi,sai,  i tuoi mi hanno parlato molto di te. Abbiamo pensato che saresti stata più protetta senza sapere della nostra parentela. Comunque puoi andare a ritirare l’eredità alla “Banca delle Banche”.Sono 1 000 000 di euro. 

Addio.

                                                                  Charlotte Shirley”

Mary aveva già finito di leggere la lettera e mi guardava. Era rimasta sbalordita, proprio come me. 

V

Abbiamo visto che in un quadro del matrimonio di Charlotte c’era una persona che guardava male gli sposi e nascondeva qualcosa nella tasca…una pistola! Aprendo l’agenda telefonica abbiamo notato che accanto ad ogni numero di telefono c’era il nome della persona una sua foto ed il suo indirizzo… Abbiamo riconosciuto il volto dell’uomo con la pistola nella foto, il suo numero di telefono, il suo nome e cognome (Tommy Pye) ed il suo indirizzo (n.12 di Staggia Street in Poggicity). Era un vicino di casa di Charlotte. Per prima cosa siamo andate alla banca a ritirare l’eredità ed abbiamo messo tutto il denaro nella cassaforte di mio babbo.

Dopo siamo andate a casa del nostro sospettato; non era tanto lontano dalla banca e ci siamo andate mettendoci solo dieci minuti.  Abbiamo suonato il campanello “DRIIIN!” ed era lui…?

Sì, era lui!

VI

Si era affacciato ed abbiamo visto quest’uomo mezzo (anzi, del tutto) brillo e che puzzava di fumo.< Chi siete? E che volete?> Wow, che accoglienza! E che simpatia! < Siamo Daisy e Mary, due ragazze che possono darti soldi solo se tu rispondi alle domande che ti faremo> ho risposto cercando di sembrare il meno spaventata possibile.< Quanti soldi?> < Sessantamila euro> < Entrate pure> ma guarda un po’, ha subito cambiato tono e modi di fare. In quel momento ho acceso di nascosto il registratore del cellulare. < Voglio che confessi. Cos’hai fatto a Charlotte e suo marito?>< Io…io, veramente… io, cioè…veramente, beh… o meglio…> era diventato tutto paonazzo, orecchie comprese. < Sessantamila eurooo> ha canticchiato Mary. < E va bene, va bene! Confesso!> si è convinto dopo trentadue minuti e cinquanta secondi.   < Ho aiutato a far sparire il corpo del marito senza averne avuto tanto successo ed…ed…ho..ucc…HO UCCISO CHARLOTTE MENTRE STAVA SCRIVENDO UNA LETTERA DI ADDIO IN CAMERA SUA, OK?!> Io e Mary sapevamo di che lettera si trattasse: era quella che avevamo letto poco prima. < NO, NON E’ OK!!> Ho risposto prontamente tremando di rabbia che ribolliva dentro di me. Mary ha chiesto all’assassino:< Posso andare in bagno?>. < In fondo a destra> ha risposto lui, ancora agitato.

Mary sarebbe andata in bagno a chiamare le autorità con il suo cellulare senza far notare nulla a Tommy (lo so benissimo: la conosco troppo bene). < I SOLDI!!  VOGLIO I SOLDI!!> <E comunque non farne parola CON NESSUNO!!!!> Ha aggiunto in fretta.< Quali soldi?> Ho fatto la finta tonta. < I SESSANTAMILA EURO!!!!>< Mi spiace signore, non so di che cosa parli! Non si offenda, ma credo che l’alcool l’abbia un po’ confusa>

Ho spento il registratore ed in quel momento si sentì bussare alla porta ed una squadra di poliziotti si riversò nella stanza. Siamo uscite ed, appena fuori di casa ci siamo abbracciate ed abbiamo urlato all’unisono: <Il caso è chiuso, Watson!>.

Gaia Cenni 2E

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...