H come Hopper (Edward)

Ero in camera mia e stavo disteso sul letto a guardare il cellulare, quando, ad un tratto, il mio cane entrò nella stanza in cui ero. Trotterellando, si diresse verso il cassetto che poco prima avevo lasciato aperto e, con il suo solito buon gusto, prese un foglietto, che poi avrebbe sicuramente divorato. Mi toccò quindi rincorrerlo finché non sarei riuscito a catturarlo.Guardai il foglietto che aveva in bocca, era un vecchio biglietto, non riuscivo bene a riconoscerlo… Ah sì, era quello del museo dedicato al grandissimo pittore Edward Hopper.

Non avevo mai sentito parlare di questo pittore prima di visitare il museo, ma, facendo ricerche su internet capii che voleva interpretare la solitudine. E, osservando i suoi quadri, sempre su internet, devo dire che ci era riuscito!

Le sue opere erano bellissime e, dentro di me, si scatenò vedendole un’ intensa esplosione di malinconia. Sullo schermo erano disposte a fila, poiché, messe accanto, assumevano e confermavano un grandissimo e profondo significato. Le opere erano nove, diverse di aspetto, ma identiche di significato; esse, mi comunicavano solo una cosa: l’ uomo è pieno di niente.

Sì, in questi quadri, come nella realtà, l’ uomo possiede tutto ciò che vuole, anche al costo di fare del male a qualcuno, non pensa a ciò che le sue azioni potrebbero provocare. Le persone protagoniste delle sue opere, sono a casa, in case anche belle, e guardano sempre dalla finestra. Guardano la natura, ma, essendo forse timorosi di lei, non la fanno entrare nelle loro case, dentro di loro e per questo, secondo me, rimangono in solitudine. Sembra quasi che si riparino cioè dalla loro vera ed autentica madre. Gli esseri umani, con la loro crudeltà, continuano a sfruttarla, in ogni momento. Così, sfruttando la natura, l’ uomo guarda solo ciò che gli manca diventando sempre più viziato, prepotente ed egoista. Per l’ uomo la natura, oltre ad una nemica, rimarrà sempre il suo riflesso.

Le persone, in questo periodo di solitudine, dovrebbero capire ed imparare che noi uomini non siamo l’ universo, ma solo una piccolissima parte di esso e, dunque, di non credere di essere onnipotenti. Sono sicuro che Edward Hopper ha voluto rappresentare questo aspetto implicito nei quadri. Voglio dire che non ha mai potuto renderlo evidente, perché se gli spettatori avessero notato questo aspetto, non avrebbero mai accettato questa realtà, cioè non avrebbero mai accettato se stessi. Ed eccomi, ancora, in questa stanza bloccato a causa della quarantena  che penso, come tutti quei personaggi che scrivono riflessioni sulla loro nullità.

Elia Bandinelli

hopper

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