S come Supermercato

 

Mia madre lavora in un supermercato. In questi giorni parlano soprattutto dei medici in corsia che giustamente salvano vite umane e mettono in pericolo la propria, ma non solo loro rischiano. C’è anche chi mette la propria vita in pericolo in altro modo, dando sempre un servizio alla comunità.

Un esempio di questi è mia madre che ogni giorno va a lavorare rischiando di essere comunque contagiata, perché è a contatto con il pubblico che spesso e volentieri non rispetta le regole (distanza di sicurezza, assenza di mascherine sul volto, starnuti e colpi di tosse davanti a lei). Continuamente dentro il supermercato annunciano di fare la spesa non tutti i giorni per non creare assembramenti, ma comunque c’è gente che viene tutti i giorni e questa è già una regola che non rispettano e ne va della loro salute e di chi ci lavora. Chi non rispetta le regole dovrebbe pensare che se si ammala chi ci lavora, non si può dare più servizio alla cittadinanza.

Mia mamma fin da subito ha indossato la mascherina per proteggere non se stessa ma le persone intorno a lei tutti i giorni e ogni volta che esce  di casa mi fa strano vederla con quella cosa in faccia.  Mi racconta che in questo momento le fa strano anche a lei vedere il supermercato vuoto perché fanno entrare poche persone alla volta e per lei è veramente surreale. Beh, se io fossi al suo posto anche per me sembrerebbe strano vedere il supermercato deserto, perché comunque prima che iniziasse tutto questo andavo anche io a fare la spesa con lei e c’erano certe giornate in cui non si riusciva a passare nemmeno con il carrello.

Anche il modo di lavorare per lei è cambiato, la gestione del suo reparto (Macelleria) ha subìto uno sconvolgimento a causa dell’afflusso maggiore di gente. Le prime due settimane di inizio Coronavirus il supermercato è stato preso d’assalto dalle persone svuotando completamente i banchi. In particolare nel suo reparto il banco del pollame. Mi ha riferito che la sera c’era gente che si faceva i selfie davanti al banco vuoto. Roba da non credere!Andando avanti con i giorni la cosa si è un po’ assestata perché è entrata in atto la regola di entrare un po’ alla volta e una persona per famiglia, regola però che certe persone non rispettano neanche ora. Nel reparto però le problematiche sono rimaste per la gestione degli ordini di carne da fare, perché non è facile azzeccare quanta carne si vende.  Prima c’erano giorni in cui non c’era tanta gente ma comunque un po’ alla volta ne entrava e ora invece ci sono giorni in cui la fanno staccare prima perché non c’è nessuno e quindi staccare prima da lavoro significa non prendere lo stesso stipendio.

Io e mio fratello un po’ ci preoccupiamo comunque perchè nonostante tutte le precauzioni potrebbe prendere e portare a casa il virus a causa delle altre persone che potrebbero averlo addosso.  E quando torna a casa soprattutto io la vedo sempre più stanca di testa che fisicamente perché, nonostante la situazione, la clientela non si accontenta di quello che trova sui banchi ma chiede l’impossibile. Ma il cliente non ha solo il diritto di trovare il banco ben rifornito ma avrebbe il dovere  di rispettare la persona che dà un servizio a lui.

In tutto questo volevo dire Grazie a chi fa lavori come quello di mia madre che è a contatto con il pubblico che offrono un servizio indispensabile alla popolazione .

Linda Bandinelli

 

 

 

 

 

 

Linda Bandinelli

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