B come Bobby

Bobby è la nostra mascotte. Il suo abbigliamento è simile a quello di un motociclista alcolizzato: ha una folta barba, capelli rossi sgargianti a punta ed ha sempre un’espressione strana con gli occhi tutti accigliati. Noi studenti lo vedevamo tutti i giorni in classe attaccato alla parete di fondo. Solo professoresse non erano entusiaste di lui, non lo capivano: Bobby era una affare di noi ragazzi. E fu così anche per la storia della sua scomparsa.

I

Ricorderete che tutto il mondo, partendo dalla Cina, si diffuse una epidemia chiamata coronavirus e che, a causa del suo alto numero di infettati, fece sì che le scuole chiudessero. Tutti noi restammo nelle nostre case in quarantena, lasciando il povero Bobby solo soletto in classe. Passò un mese e questo virus fu debellato: finalmente potevamo tornare a scuola! Ma al rientro l’atmosfera era diversa, c’era qualcosa di strano nell’ aria. Pensammo che questo periodo di quarantena ci avesse cambiati ma….ma no, ben presto mi venne in mente  Bobby: non era più nel suo posticino attaccato alla parete vicino alle cartine geografiche! Dov’era finito? Sgomento, incredulità, la classe era nel panico. Dovevo assolutamente scoprirlo: chiamai il mio amico Ennio e iniziammo ad investigare.

II

Riflettemmo un pochino su chi poteva essere coinvolto nella sua scomparsa. I nomi che ci vennero in mente furono da subito quelli di Berni e di Lorini. Il primo, per via dell’altezza, sedeva sempre in fondo alla classe, poteva averlo rapito infilandolo furtivamente nello zaino prima di lasciare la scuola.  Per quanto riguardava Lorini, invece, il mio aiutante Ennio mi disse che, quando poteva, tirava sempre in ballo Bobby. Andammo subito a parlare con Berni, che ci assicurò di non avere niente a che fare con questa storia e piuttosto, come fa lui, rilanciò un’idea.  Ci consigliò di andare a sentire Provenza. “Elementare Ennio, lui è l’informatico della classe, un vero e proprio mago del computer: se hai un problema, lui e’ sempre disponibile!”. Il Provenza dunque  fu ingaggiato subito come perito informatico. Prima però dovevamo ancora toglierci qualche dubbio sul Lorini. Lo trovammo molto preparato a rispondere, tanto che ci tolse ogni dubbio sulla sua eventuale colpevolezza: il Lorini scherzava con Bobby ma non aveva nessuna ragione per portarselo a casa. Inoltre aggiunse che, secondo lui, gli artefici di questo rapimento dovevano essere le bidelle.

III

Io ed Ennio non sapevamo più come fare perché le cose diventavano sempre più complicate, allora chiedemmo al Provenza di provare a rintracciare Bobby in rete e di scoprire chi aveva avuto accesso alla nostra classe durante la quarantena. Ci rispose che per darci queste informazioni, ci avrebbe messo un po’ di tempo, poiché molte persone avevano avuto accesso alla scuola nei primi giorni di quarantena. Dovevamo procurargli l’elenco di queste dalla bidella. Lo ringraziammo molto e andammo da Annarita, la bidella che si occupa di classe nostra. Dopo aver insistito riuscimmo ad avere la lista numerosa fra cui risaltavano molto i nomi di Borzacchiello e Sabatino, perché stavano molto in contatto con Bobby. Non restava altro che indagare. Provenza si mise ad analizzare su internet i profili dei nuovi sospettati, ma più i giorni passavano e più il caso sembrava sempre più difficile da risolvere.

IV

Finalmente arrivò il tanto atteso giorno in cui Provenza ci chiamò per consegnarci il materiale trovato con la sua indagine. Io ed Ennio lo analizzammo scrupolosamente. Su Sabatino venne fuori che era stato per tutta la quarantena a poltrire sul divano a giocare alla play station. Era rimasto solo lui: BORZACCHIELLO! Come sempre lui aveva fatto i suoi acquisti on line, spendendo una fortuna. Sul suo conto risultava però l’acquisto di un Kit completo che comprendeva scarpe a ventosa, tuta mimetica, passamontagna, attrezzi per aprire finestre. Dopo averlo attirato con una scusa, interrogammo l’imputato per ore e ore, finchè incalzato dalle domande, confessò: no, non riusciva a pensare che Bobby, la sua creatura, dovesse rimanere lì da solo per tutta la quarantena. Quindi, con la sua attrezzatura, era riuscito ad entrare di nascosto dentro la classe ma solo per rivederlo e controllare che stesse bene. Dichiarò di non averlo assolutamente rapito. Come potevamo credergli? Diceva la verità’?

V

Dopo un mese in classe nostra arrivò un nuovo alunno. Ci ricordava qualcuno, ma nessuno di noi sapeva chi. MI PRESENT0, SONO BOBBY! Tutti noi increduli corremmo ad abbracciarlo e a chiedergli spiegazioni su come fosse diventato umano. Lui ci raccontò che era stato infettato dal corona virus e questo lo aveva mutato in una persona. Una volta tanto -sapete cosa?- anche il corona era diventato una bella notizia!

Giovanni Giachi

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