T come Tempo

Il tempo è ciò che scandisce le nostre giornate, ciò che regola l’andamento della nostra vita, ciò che come un filo ci divide dalla morte, ciò che tutti perdono, insomma la cosa più preziosa che ci possa essere dopo la vita. Nella mia città era perduto: qui vivevano i più grandi personaggi della storia tutti insieme. La vita era scandita dal piacere, non c’erano ore di consegna, la concezione di tempo non esisteva. Qui si poteva condurre una vita tranquilla, si poteva stare tutto il giorno ad ascoltare Dante e Shakespeare raccontare le loro storie, si poteva andare a lezioni di combattimento da Napoleone Bonaparte e Ulisse, si poteva stare ore ed ore ad ascoltare Mozart e Beethoven che suonavano o si poteva assistere a dimostrazioni scientifiche di Einstein e Freud. Le cose da fare erano mille, tutte da fare nella splendida quiete.

La tranquillità però un giorno venne a mancare. Su ogni testata giornalistica non si parlava di altro, nella notte si era consumato una tragedia: Dante Alighieri era stato ucciso.

La scena del crimine non aveva niente che potesse avere a che fare con un malvivente. Infatti la casa dell’illustre poeta era pulita, non c’erano tracce di sangue o di armi, chiunque fosse stato l’assassino era stato abilissimo. Il suo unico errore non gli costò tanto inizialmente, ma per la risoluzione del caso fu importantissimo. Nel portico che precedeva l’abitazione del poeta fu trovata una piccola lettera, una B. Poteva sembrare inutile, ma era comunque un indizio. La mattina dopo il tragico scenario si ripeté: questa volta la vittima era Mozart. Anche questa volta la scena del crimine era pulita, ma l’assassino lasciò un’altra prova, fu trovata cioè una bustina di carta con all’interno un’altra lettera, la N. Anche la mattina successiva fu ritrovato un personaggio celebre morto, questa volta era Alessandro Manzoni. Anche questa volta fu trovata una lettera, la F. Per altre sei volte la scena si ripeté. Le vittime furono:Leopardi, Foscolo, Beethoven, Michelangelo, Leonardo Da Vinci e per ultimo colui che gestiva la città, la persona con più potere nella città, Carlo Magno.

Su ogni scena del crimine però furono trovate delle targhette con delle date, delle date che per una persona comune potevano sembrare insignificanti, ma per gli storici erano delle prove concrete. Infatti le date erano :1769, 1793,1796, 1799, 1802 e 1804. Queste date insieme alle lettere erano facilmente riconducibili ad una persona, Napoleone. La N di Napoleone, la B di Bonaparte, la F di Francia, il 1769 era il suo anno di nascita, nel 1793 era iniziata la sua carriera militare, il 1796 era l’anno in cui aveva sconfitto i sabaudi, nel 1799 aveva fatto un colpo di stato, nel 1802 fu nominato console a vita e nel 1804 si autoproclamò imperatore. Le prove erano schiaccianti, il francese fu arrestato, ma la vicenda non finì perché il giorno successivo alla carcerazione di Napoleone avvenne un altro omicidio identico ai precedenti. La polizia era stata fregata, questa volta fu un omicidio che colpì tutti per la violenza. Infatti il commissario incaricato della missione fu ucciso brutalmente, venne prima picchiato con un bastone ed un manganello, poi venne torturato e infine venne impiccato nudo nel punto più alto della città, in modo che tutti potessero vederlo. I cittadini rimasero scioccati e fuggirono dalla città. Questo era quello che voleva l’assassino: voleva causare il caos.

Ma questa volta il suo errore fu grave e lo penalizzò. Infatti furono ritrovate sulla scena del crimine delle impronte di scarpe particolari, scarpe che sotto la suola avevano un simbolo, il simbolo della monarchia sabauda. Era tutto chiaro adesso: era stato il re Vittorio Emanuele II che per vendicare le sconfitte della sua famiglie aveva incriminato Napoleone. Era passato esattamente un mese dal primo omicidio quando la polizia riuscì a raccogliere tutte le prove. La notte stessa fecero un assalto alla casa dell’ormai colpevole Vittorio Emanuele II per cercare di catturarlo, ma il re, che non era stupido, fece trovare nel portico un cartello con su scritto: chiunque mi cerchi mi può trovare nella mia camera. La polizia, come un topo quando vede il formaggio, ci si catapultò, ma sul letto non c’era. C’era bensì una figura di carta con le tecnica piegata con la tecnica dell’origami. La polizia la aprì e trovò una scritta che gli comunicava che era già scappato. Gli agenti setacciarono la casa da capo a fondo, ma non trovarono niente. Il re sembrava essersi dileguato nel nulla, ma questo non era nel suo spirito.  Così a mezzogiorno quando tutte le persone erano in piazza fece cadere da un aereo una carico di un milione di origami prendendosi gioco della polizia. Ancora il re non è stato trovato e questo è e rimarrà il caso più strano della storia.

Ora, durante questa quarantena, ho trovato il Tempo di scrivere questa storia che avevo in Testa da tempo.

Niccolò Berni

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