Amici contro. Storia immaginaria di Gioacchino al fronte

La prima guerra mondiale sconvolse la vita di molte persone, soprattutto delle persone comuni, che non sapevano  cosa fosse un’arma, non sapevano cosa volesse dire stare in un fronte, non sapevano minimamente cosa fosse la guerra.

In particolare sconvolse la vita della persona che scrisse questo taccuino, un contadino calabrese, che rimase sconvolto dallo scenario di guerra e dalla crudeltà. Adesso ho davanti il suo taccuino e, come in un libro, riesco ad immergermi nella sua storia. Gioacchino, l’autore del taccuino, viveva una vita tranquilla, lavorava la sua terra e poi andava allo spaccio a bere con i suoi amici. Gioacchino voleva bene a tutti i suoi amici, ma ad uno in particolare. Luckz, un ragazzo con un fisico scolpito, la pelle chiara e l’aria distaccata. Non era italiano, ma aveva viaggiato molto. Gioacchino invece, era l’esatto contrario, un ragazzo basso e panciuto di carnagione scura e amichevole. Nonostante la diversità culturali, fisiche e comportamentali, erano inseparabili.

II

Erano pochi mesi che Luckz era scomparso, quando trovò sull’ entrata di casa una cartolina. Penso che fosse stato Luckz a spedirgliela, ma quando la aprì capì tutto: Luckz era in guerra per il suo paese, l’Austria, e lui, Gioacchino, sarebbe dovuto andarci per il suo, l’Italia. Era sconvolto, a pezzi. Prese carta e penna e scrisse una lettera ai suoi familiari, poi prese le sue cose, le ripose in valigia ed infine partì. La prima parte del viaggio la fece a piedi, ma ad un certo punto le gambe gli cedettero e fu costretto a prendere dei mezzi che lo portarono al luogo rappresentato sulla cartolina, sul fronte nord orientale dell’Italia.  Appena arrivato si sentì un pesce in mezzo al mare. C’erano persone diverse da lui per corporatura, modo di relazionarsi e provenienza. Provò a conoscere alcune persone, ma, conoscendo solo il dialetto, trovò molte difficoltà. Ad un certo punto si sentì un rumore assordante, era il generale che parlava: diceva che la loro vita sarebbe cambiata.

III

La prima cosa che percepì appena entrato in trincea fu l’aria, un’aria pesante, pungente che rendeva faticoso il respiro. Arrivò alla prima linea e il generale gli ordinò di indossare la divisa. La indossò, la misura era giusta, ma lo stringeva moralmente, non era fatto per la guerra. I soldati stavano in cunicoli di roccia fredda, il clima non era ottimale, soprattutto per Gioacchino abituato al torrido clima calabrese. Al di fuori c’erano campi sterminati di erba secca che contribuivano a rendere lo scenario ancora più terribile. Dopo dieci lunghissimi giorni di stallo trascorsi con l’ansia, arrivò il fatidico momento: il generale comandò l’offensiva. A Gioacchino tremavano le gambe, quando vide i nemici si bloccò perché vedeva in tutti la faccia di Luckz. Inizialmente non ebbe il coraggio e si nascose dietro una roccia, ma bastò vedere un compagno cadere a terra per fargli capire che doveva sparare. Così si alzò e sparò. La pallottola colpì un nemico all’ altezza del torace e il nemico cadde a terra dimenandosi per il dolore. Quando tornò in trincea aveva lo sguardo basso e l’umore bassissimo, non riusciva a rendersi conto di aver tolto la vita ad una persona.

IV

Di lì a poco la sua vita cambiò. Nel secondo assalto lo vide.  Vide Luckz, era in prima linea. In quel momento non capì più nulla, uscì dalla trincea correndogli incontro. Gioacchino pensava che Luckz avesse dato l’ordine di fermarsi e che sarebbe corso incontro a lui, ma non fu così. L’amico gli sparò e il colpo finì dritto sulla fronte di Gioacchino che cadde per terra con le braccia protese per abbracciarlo.

Finiva così la vita di Gioacchino, una persona semplice e di cuore, sempre pronta ad aiutare. L’ultima parte di taccuino fu scritta dai compagni sopravvissuti e mi fu spedita. Mi fu spedita perché io sono suo fratello minore, la persona a cui voleva più bene. Non so se questo taccuino lo conserverò o lo darò a qualcuno per studiarci sopra, ma una cosa è certa: la storia di Gioacchino per me non tramonterà mai.

Niccolò Berni

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