I videogiochi spiegati dai ragazzi! L’opinione di Gianluca

Negli ultimi trentanni c’è stata una grande rivoluzione, potremmo definirla la terza, ossia quella dei sistemi informatici. All’inizio degli anni ottanta nacquero i primi “home computer”; legato a questo evento le grandi multinazionali sentirono il bisogno di creare un intrattenimento a portata di mano. Fino a quegli anni per poter provare un semplice videogioco bisognava andare dall’altra parte della città, nelle cosiddette sale giochi. Le consolle divennero una moda fra i più giovani e ciò permise di creare una vera e propria industria: quella videoludica. Tutt’oggi il mondo delle consolle cresce parallelo a quello dei computer, spesso legati a braccetto e entrambi rappresentano una grossa fetta di mercato in continua evoluzione.

Ma arriviamo al dunque, questo fenomeno è pericoloso? Oppure aiuta i più giovani?Sicuramente non tutti hanno un’idea positiva riguardo questo argomento, anche perchè è spesso soggetto a denigrazioni da parte delle tv e dei giornali, diffondendo informazioni sbagliate per catturare l’attenzione facilmente.

Come ogni cosa, i videogiochi hanno degli aspetti negativi e positivi, si sviluppano in varie categorie e generi. Dagli sparatutto ai gestionali, da avventura a simulazione, è sicuramente un’occasione per impersonificarsi nei personaggi, in una trama e in un’ambientazione, per divertirsi con gli amici in un giorno di pioggia oppure sognare una storia in un mondo parallelo: proprio per questo sono diffusi fra i giovani.

Sinceramente penso che i videogiochi gestionali siano innocui, anzi, permettono di imparare un’infinità di cose, ad esempio, come gestire una fattoria e in che stagione raccogliere il frumento. Poi ci sono quelli strategici, detti anche “videogiochi da tavolo”, nel quale impari a ragionare in determinate condizioni. Quasi sempre gli articoli sono superficiali e mettono sotto i riflettori gli sparatutto, ossia quei giochi in cui ti forniscono armi e i giornalisti direbbero <<Dove devi letteralmente sparare a tutto>>, ma in realtà non è così. Come in un qualsiasi videogioco, dietro c’è una logica, in questo caso è cooperare con una squadra per assicurarsi la vittoria. E’ ovviamente un gioco di riflessi dove, oltre a cliccare un pulsante, devi calcolare dei fattori, come la distanza del nemico e il tipo di arma che hai in mano. Alla fine non è sparare a tutto, come dicono i vari articoli.

Un altro punto importante dei videogiochi sono gli “E-Sports”, rendere un videogioco qualcosa di competitivo dove la bravura diventa importante. Ci sono tornei in tutto il mondo con premi inimmaginabili: da cinquemila euro fino a cinque milioni. Quindi in fondo non sono dannosi per la società, forniscono lavoro e intrattenimento. Penso che il problema non siano i videogiochi in sè, ma il come vengono giocati; può diventare costruttivo e può diventare una dipendenza, siamo noi a deciderlo. La dipendenza da videogiochi è una malattia ufficialmente riconosciuta ed è uno dei motivi per cui quest’ultimi sono nel mirino dei genitori. I videogiochi non devono assolutamente sostituirsi alla vita sociale, sono semplicemente un passatempo per distrarsi.

Secondo me, il trattamento dei dati personali è poi un’altro tema da mettere sotto la lente d’ingrandimento, soprattutto da parte delle istituzioni, che nell’ultimo periodo si sono limitate a fare leggi superflue e in modo sbagliato come quella sul copyright che aggraverà sui creatori di contenuti (ad esempio gli Youtubers).

Quindi in conclusione siamo davanti a un fenomeno del terzo millennio, che rappresenta una fetta enorme di mercato (basta pensare a chi fabbrica console, agli sviluppatore di videogiochi, all’intrattenimento e agli sponsor), perchè non trarne beneficio?

Gianluca Provenza

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