Ritratti immaginari. La donna del bar

 

Il mercato brulicava di vita. In quel tripudio di colori, suoni, odori riconobbi la donna del bar. L’avevo soprannominata così perché il giorno prima l’avevo incontrata al bar mentre stavo prendendo un caffè con mio fratello Raul. Lei era entrata nel locale con una grazia inebriante. Me ne innamorai subito.

Quella mattina ero andato al mercato per comprare del pesce al banco dei pescatori, ma Julio, il proprietario, non c’era. Mi dissero che quella notte in mare era infuriata una tempesta e che Julio si era ferito. Mentre stavo per prendere un trancio del pesce spada gigante che avevano esposto come un trofeo, mi passò accanto quella donna. Mi ci vollero alcuni secondi per risvegliarmi da quella specie di trance che mi provocava la sua vista. Lei aveva già svoltato l’angolo ed io me ne stavo per andare, quando il pastore che vendeva i formaggi mi disse: “Cosa aspetti? Valle a parlare, non perdere la tua occasione!”.

Iniziai a correre come un matto, schivai il banco del fattore che vendeva la carne e le verdure del suo orto, inciampai in una cassetta di arance davanti al fruttivendolo e svoltato l’angolo. Lei era lì. Stava comprando una fetta di carne dal macellaio. “Non posso parlarle” pensai. Mi ero macchiato con una delle arance quando ero inciampato nella cassetta davanti al fruttivendolo ed il mio maglione color senape era diventato rosso: mi avrebbe preso per un poco di buono. Lei stava pagando il macellaio ed osservai le sue mani candide come il colore del suo vestito. La seguii, stava andando a casa. Tornò dove c’era il banco del fattore ed entrò nella porticciola quasi nascosta dalle carni appese ad una sbarra del banco. “È la figlia del fruttivendolo, stai attento, è molto protettivo.” Mi disse il fattore.

Decisi di aspettarla. Osservai il mercato, i proprietari dei banchi avevano teso dei teli per non far filtrare la luce del sole e avevano messo delle lampadine che sembravano grandi perle, come quelle sugli orecchini della donna. Verso l’ora di pranzo, i venditori iniziarono a smontare i banchi. Quando stavano per andare via sentii dei passi nel palazzo della donna. Balzai subito in piedi, lei uscì. Me la trovai davanti, con i suoi occhi marroni e i capelli castani.

Le chiesi se voleva uscire a cena. Lei mi rispose: “Certo, ma non importava seguirmi, potevi chiedermelo prima.”

Matteo Orlandi

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