L’impatto della Prima Guerra Mondiale sulla questione femminile

Prima della Grande guerra furono poche le donne che si ribellarono ai pochi diritti loro concessi, ma tutto cambiò quando, cominciata la guerra, gli uomini venivano chiamati al fronte. Le donne furono costrette a prendere il posto degli uomini e, mentre nel lavoro agricolo avevano sempre avuto una presenza importante, nelle fabbriche invece, non venivano ben considerate dai vecchi operai. Il numero delle donne che svolgeva lavori in fabbrica crebbe moltissimo: nel 1918, in Italia, le donne rappresentavano un quarto della manodopera negli stabilimenti ausiliari di Torino, il 31% in quelli di Milano, l’11% a Genova e il 20% in quelli non ausiliari della stessa città. Le lavoratrici e le donne più povere della classe media erano addette ai lavori più faticosi.

Le donne che vivevano in città non lavoravano solo nelle fabbriche ma facevano anche le telefoniste, le conduttrici di tram o lavoravano negli uffici di posta militare. Altre invece si impiegavano in organizzazioni di volontariato nei confronti dei militari. Queste furono chiamate crocerossine. In questo periodo in Inghilterra anche la celebre Agatha Christie lavorò come crocerossina. Queste donne seguivano le truppe combattenti al fronte, sopportando molto spesso condizioni estreme.

Da qui in poi inizierà l’affermazione dell’importanza del mondo femminile nella società e non soltanto all’ interno delle mura domestiche.

Sabrina Sprugnoli

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