Vacanze in giallo

Era da poco passato Natale, con tutte le sue feste, le sue cene, i parenti e i suoi regali. Così eravamo quasi a Capodanno. A me piace molto il Natale, soprattutto il giorno stesso del Natale, perché  non so… è un giorno veramente speciale. Forse perché tutti in casa sono felici e perché so che starò tutto il giorno con i parenti e poi io, non so, è strano, ma sento proprio un odore inconfondibile, è l’odore del Natale. Non sa di niente: non sa di pioggia, non sa  di cibo, non sa proprio di niente. Ma lo riconoscerei tra mille. Quell’odore che ho in testa fin da bambino e che risento ogni anno a Natale ma è sempre più debole. E poi c’è un altro odore inconfondibile, quello di Capodanno. Ebbene sì, di lì a poco sarebbe passato un altro anno e noi eravamo pronti lì per brindare all’anno nuovo e per vedere i fuochi. Sono bellissimi. L’unica cosa è che sembra che sia scoppiata una guerra ma a me piacciono un casino.

Il giorno dopo andai dal mio nonno, perché i miei dovevano partire. Così mio nonno mi mandò a comprare il giornale. Lui lo adorava. Quando arrivai in paese sentii molti vecchietti parlare sottovoce e non capivo perché. Quando  chiesi il giornale gli volli chiedere al giornalaio anche che cosa fosse successo, visto che tutti bisbigliavano. Lui mi disse che il giorno prima era stata uccisa una persona vicino a dove abitavo io.  Io rimasi scioccato. Ero abituato a sentire omicidi al telegiornale, ma uno Poggibonsi mi sconvolse. Tornai a casa di nonno e gli diedi il giornale. Quel fatto non riuscivo a togliermelo dalla testa, così lo dissi anche a mio nonno -mi confido sempre con lui. Ma non mi aiutò perché mi disse che lo sapeva già e disse che gli avevano sparato alla nuca. Io allora pensai che l’assassino avesse sparato durante i botti per non far sentire lo sparo. La sera quando tornai a casa andai a vedere il luogo dell’omicidio. C’era molto pantano ed era molto buio. Non riuscivo nemmeno a camminare da quanto il pantano fosse appiccicoso. Finalmente arrivai dove c’erano i nastri e la riproduzione del corpo. Prosegui ancora un po’ fino al lampione e vidi luccicare qualcosa. Lo raccolsi: era un orologio da taschino in cui c’era scritto “Con amore da Viola”. Decisi che lo avrei portato in caserma il giorno dopo, ormai era tardi. Quando fui a letto aprii l’orologio. Aveva una musica soave e una foto di una ragazza molto carina. Il giorno dopo andai in caserma e chiesi chi stava lavorando a questo caso. Mi mandarono dall’ispettore Giacomo e quando entrai mi chiese  subito quale fosse il motivo gli dissi per cui fossi nel suo ufficio. Gli dissi che avevo trovato un orologio da taschino nei pressi del luogo del delitto. Gli proposi di darglielo soltanto se lui mi avesse detto due cose al riguardo. Lui accettò, ovviamente. Io gli chiesi allora quale fosse il nome del cadavere e quale fosse il nome della sua ragazza se ce l’aveva. Lui mi disse che il morto si chiamava Jack e la sua ragazza Viola. Io a quel punto gli diedi l’orologio e gli dissi di aprirlo. Ci rimase secco. Gli suggerii inoltre che probabilmente gli avevano sparato durante i botti in modo che non si sarebbe sentito niente. Gli proposi anche di chiamare quella Viola.  Lo fece. Così ho saputo anche che Viola aveva detto che prima di morire era stata con un altro ragazzo molto geloso e che non sapeva che fine avesse fatto. L’ispettore lo trovò e lui si costituì.  Il colpevole era lui.

Duccio Bandinelli

 

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