Delitto al museo di Van Gogh

Testata di tutti i giornali: “Delitto al museo di Van Gogh, trovato l’ assassino. Chi è e perché l’ ha fatto”. Ma torniamo un po’ indietro…

E’ una normale domenica di estate, i musei sono pieni di gente e a malapena si riesce a vedere ad un palmo dal naso. Ma c’ è un museo, che di normale le persone vanno ad Amsterdam proprio per visitarlo, che oggi non sarà la meta principale di molti turisti. La cosa è alquanto strana, visto che di solito anch’esso è un museo pieno di gente e le persone sono ammaliate dalla bellezza delle opere. Alcune persone cercano anche di aiutare il proprietario a risanare tutti i debiti che ha accumulato per avere anche un singolo bozzetto del pittore a cui è intitolato il museo, in particolare un debito di diecimila euro che non ha ancora pagato…

Ma invece oggi le porte sono tutte blindate: non entra e non esce nessuno, a meno che non sia strettamente necessario. Si presume che l’ assassino abbia ucciso qualcuno e ne abbia nascosto il corpo. E’ stato un omicidio pulito, eccetto qualche macchia di sangue sui quadri della sala principale: quella con i girasoli e l’ autoritratto di Van Gogh. Per questo tutti i critici d’ arte sono in delirio: uno dei cinquanta musei più famosi al mondo si è sporcato di sangue! Il problema è che non è possibile rimuoverlo dai dipinti neppure con il metodo di restauro più all’ avanguardia che ci sia! Questa cosa è inaccettabile!

Oggi è anche un giorno con pochi turisti, quindi è facile capire se sono tutti o se sono stati presi come ostaggi. A quanto pare ne manca qualcuno e sono decisamente stati presi dall’ assassino! Chi sa che paura hanno quei poveretti in questo momento! I turisti vengono messi in una sala per non farli perdere, mentre le guardie del museo stanno cercando gli ostaggi per salvarli. I turisti nella sala sono in delirio: c’ è chi vuole uscire e cerca di corrompere le guardie, ci sono i bambini che piangono come se la loro mamma li avesse sgridati moltissimo e molti altri che si sono fatti prendere dall’ ansia e dal panico. Le guardie non sono riuscite a trovare niente se non il coltello sporco di sangue.

Oggi il proprietario è assente e le guardie decidono di chiamare il detective più rinomato della città, il detective Van Der Heijden. Egli decide di setacciare seriamente il museo: inizia dalle prime sale per arrivare poi allo studio del proprietario. Fruga da tutte le parti: trova assegni, ricevute, pagamenti e molti messaggi in codice, ma c’ è qualcosa che colpisce la sua attenzione: un cassetto chiuso a chiave. Così decide di forzarlo con un piede di porco ed il cassetto si apre. Al suo interno il detective trova dei messaggi in codice molto strani: sono tutti numeri che a prima vista non coincidono con niente, ma il detective decide di metterseli in tasca e consegnarli poi alle forze dell’ ordine quando sarà il momento. Il detective decide poi di far rintracciare il proprietario tramite il gps del suo telefono e capire tutti gli ultimi spostamenti fatti da esso. Ovviamente il gps rivela al detective che il proprietario è nel museo e che è stato anche nella sala principale prima di rinchiudersi nello stanzino tra i prodotti per le pulizie del museo. Il detective fa cenno alle forze dell’ ordine di seguirlo e si dirige verso lo stanzino, situato dopo il negozio di libri a tema Van Gogh. Il proprietario viene ritrovato con un passamontagna calato sulla faccia e  una calzamaglia nera (è evidente che sia lui l’ assassino!). Viene arrestato e obbligato a far sapere dove aveva nascosto gli ostaggi. Sono nel bagno privato del proprietario imbavagliati e con le mani e i piedi legati. Anche loro vengono liberati e iniziano a correre verso la sala con tutti gli altri terrorizzati dall’ assassino. Poi le guardie vengono condotte dall’ assassino verso il posto in cui aveva nascosto il cadavere della vittima (era nella sala del restauro dei quadri). La vittima aveva dieci pugnalate sulla schiena, questo perché -spiega il proprietario- ogni pugnalata corrisponde a ogni milione che doveva restituire al collezionista, cioè tutti i soldi che il proprietario aveva ancora da pagare per avere un quadro nel suo museo.Dopo tutto questo discorso il proprietario viene costretto a confessare tutta la verità. Racconta che la vittima era il collezionista con cui aveva il debito di diecimila euro e che lo aveva ucciso per non pagare tutti quei soldi. A questo punto il detective tira fuori i messaggi in codice che aveva trovato nel cassetto chiuso a chiave. Il proprietario allora spiega che quei biglietti e quelle lettere che il detective aveva trovato nel suo studio erano tutte minacce di morte da parte del collezionista, in cui egli diceva, in forma di messaggio criptato, che se non avesse pagato il debito entro la fine dell’ anno, non avrebbe mai rimesso piede in quel museo e che lo avrebbe ucciso. Infatti basta associare ogni numero (da uno fino a ventuno) alla lettera a cui corrisponde nell’ alfabeto, per esempio il numero uno corrisponde alla A, perchè è la prima lettera dell’ alfabeto. Così il detective inizia a decifrare il messaggio (diceva così: 18/9 19/3/3/9/4/5/16/13′ e anche molti altri con lo stesso senso) e non può fare a meno di leggerlo ad alta voce: “ti ucciderò”. Il proprietario confessa anche che era un omicidio premeditato: infatti ormai sapeva che il collezionista veniva al museo due volte alla settimana, sempre gli stessi giorni, per vedere il quadro che aveva venduto (ci era molto affezionato) e questo gli ha permesso di commettere l’ omicidio perfetto.

Chissà cosa avrebbe pensato il collezionista se avesse visto il suo quadro sporco di sangue, il suo sangue…

Guya Scaringi

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